Dal tai chi al Giaular

Dal tai chi al Giaular

“tta Ura Runar’’
(Lo Spirito Marziale sulla via delle migrazioni)

“Salute o Æsir
Salute Spose degli Æsir
Salute a te Terra feconda”

Edda

La via delle migrazioni è caratterizzata da esigenze di sopravvivenza. Chi si sarebbe mai mosso da solo o in gruppo senza motivi urgenti? Unica meta poter mangiare, bere e essere protetti. Qualcuno sorride pensando alle vacanze: «A Natale vado a CapoVerde, io vado a Santiago seguo la via Lattea… » e avanti; ma non è forse anche questa sopravvivenza?

Sopravvivere al tedio, non vedere sempre gli stessi musi, risvegliare una scintilla di speranza, un luogo dove riparare tra danze sfrenate.

I nostri Antenati, le nostre Tribù hanno vissuto per noi tutto quello che ora de-sideriamo, è la nostalgia che ci guida dove ora non c’è bisogno d’andare. Atavicamente ricordiamo luoghi patriarcali dove stare, rimanere il più possibile al sicuro con prosperità, non ci si annoiava, non c’era tempo per sbuffare. Il lavoro, la caccia, le feste comuni, le danze del Clan e l’Amore folle che ci legava, femmine e maschi tra due pareti di legno e pietra profumate di fumo. Quindi se la nostra visione diviene ancestrale scopriamo che adesso non ci sarebbe bisogno di andare da nessuna parte.

Scopriamo che è qualcos’altro che dobbiamo cambiare e che l’abbiamo a portata di mano. Con questa premessa, cercando di essere conciso, vado a parlare di tutto quello che il patrimonio tramandato ci lascia a disposizione e che possiamo praticamente ricordare seguendo un filo con coraggio (attenti al Minotauro).

Chi? Ha guidato, sorretto, rassicurato, difeso lungo queste vie di Cerca e luoghi incantati dove staulare e difendere? Guardando da Est a Ovest, da Nord a Sud ci rendiamo conto che possiamo chiamarlo semplicemente tanto per cominciare: «Lo Spirito del Dio Marziale». Chi è Questi? Come si chiama? Cambiando nome, tra tempo e luogo, il Suono tra le sillabe rimane lo stesso, lo possiamo scorgere ancora, non ci crediamo tanto è semplice. Si fanno conti e calcoli sorprendenti per comprendere e descrivere ma non è così. Girano in tondo tenendosi pavidamente a distanza, quantisticano e secernono formule ma non Lo conoscono:

Voluspà LV

Voluspà LVI

Il tai chi è legato alla sopravvivenza a tutti i livelli. Oggi c’è da sopravvivere su altri piani. Soltanto verso metà del secolo scorso si è cominciato a parlare di «tai chi» che è in reltà la trave di colmo di un tetto, il principio che sorregge. Prima non si diceva così, il fatto era più semplice: «Lotta con l’ombra»; il Sole o la Luna, Io e l’Ombra che non si muove a Sud per via del Sole che non va a Nord, l’Ombra è veloce, inesorabile. Trovare realtà sopravissute ora senza interventi costruiti, lo Spirito Marziale si mantiene e abita all’interno di piccole comunità isolate innescato da riti indefinibili. Non si tratta di conoscenze garantite bensì di attenzione costante: Draskale Triskale Skwastika, due tre quattro; l’origine del movimento è definita in semplici situazioni che moltiplicano. Ogni forma di movimento non è afferrabile, è veloce perchè ha vita propria, è lenta perché veloce fulminea. Ogni canone respiratorio stabilito è inappropriato, non funziona. Il continuo mutare abolisce i programmi, solo gli intervalli realizzano il tempo, lo spazio scompare nella forma del pensiero immaginato. Non si tratta di dire c’era prima questo dopo quello, non c’è novità ma niente si ripete. La trasformazione realizza in concreto, ma è una trasformazione?

Non più yin e yang piuttosto «Giau e Lar»: chiuso e aperto, questi due suoni creano in concreto. Le sue manifestazioni, le Rune operanti, sono l’epicentro del movimento. Corpo e Ombra sono attivati dall’astro, vicino e lontano scompaiono. Il Giaularo è il Cavaliere amato dal Nemico, baciato dalle Dame. Ogni moto non riuscito è un istante che scompare in un pensiero d’Amore spensierato, un figlio che rinasce.

“Devi lodare la Spada dopo averla provata
la Fanciulla dopo spostata
il ghiaccio quando l’hai passato
la birra quando l’hai bevuta”

Edda

Voltare la situazione, sconfiggere il tedio, scrollarsi l’interesse meschino, creare Entusiasmo eroico.

Rafforzare la realtà con queste imprese: ecco i risultati della «Cerca Marziale», l’aria fina.

Voluspà XXX

Giovanni Bernardone (siamo nel medioevo) è al corrente di questa possibilità, non è comunque a portata di tutti e tanti fatti che hanno una spiegazione apparente e sommaria della sua vita, alla luce del «Giaularo di Dio» trovano la giusta tonalità. Il Giaularo trasforma l’intrasformabile.

Il segreto rimane tale ma si può dire che in tante storie della sua vita si manifesta con chiarezza, a chi vuol capire! Narriamo di «Perfetta Laetitia». Andare in un luogo (ricostruisco con una storia per similitudini): «Se colti da gelida neve e affamati di alcuni giorni, sapendo che la via ci conduce a un forte maniero, giunti che siamo sicuramente verremo nutriti da avvenenti e gioiose dame che con nobile cortesia ci daranno caloroso alloggio, cibi bene arrostiti, vino e birra…

Ma arrivando, se nessuno di noi prenderà cura e verremo lasciati lì fuori il portone al gelo e se le dame getteranno al volo il pitale e se ancora armigeri, facendoci prigionieri, ci riducessero a mal partito in questo, ricordalo, è “Perfetta Laetitia”.»

Questo è il metodo, difficile spiegarlo. «Eccoci all’entrata della porta vetrata di una scuola, ricolmo di entusiasmo e sospinto da intrepido ardore, nell’irrefrenabile slancio del furore creativo tale da non chiedersi se convenga o qualsivoglia calcolamento e oltre quella soglia per terribile incantamento o malia organizzata, venissi trasformato similmente ai meli della Val Venosta in improvvisa ghiacciata dove gelo bianco e brina feroce m’avesse a ricoprire, ecco in questo v’è perfetta Letizia. Questo è il metodo, difficile spiegarlo a parole, ci vuole allenamento militare (miles) duro e costante.»

Necessita un Giaularo, l’inaferrabile non esiste…

«E chi non ha, venda il suo vestito e compri una spada.» Luca XXII 36

«Simon Pietro,che aveva una coltella, la trasse e colpì il servo del Capo sacerdote e gli tagliò via l’orecchio diritto. E il nome del servo era Malco. Or disse Gesù a Pietro: “Metti la tua spada nel fodero. Il calice che diede a me il Padre, non berò io?” » Giovanni XVIII 10-12

I Vangeli

Traduzione Nicolò Tommaseo

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